GPS

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Test di predisposizione alla parodontite (Genetic Periodontal Screening – GPS)

GPS è un test genetico non invasivo che, attraverso l’identificazione dei mediatori chiave del processo infiammatorio, permette di valutare la predisposizione individuale alla malattia parodontale, in linea con il moderno concetto di “infettogenomica” (correlazione tra profilo genetico, presenza di una determinata microflora patogena e sviluppo di specifiche patologie).

Il test GPS prevede vari livelli di approfondimento, rispondendo così alle diverse esigenze del clinico:
Marcatori GPS
Lite
GPS
Plus
GPS
Premium
IL-1 alpha      
IL-1 beta      
IL-1 RN      
IL-10      
TNF alpha      
VDR Taq1    
VDR Apa1    
COLIA1    
VDR Bms1  
VDR Fok1  
Marcatore
infiammazione
Marcatore
metabolismo osseo
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Dovrà essere utilizzato il tampone buccale sterile fornito che, estratto dalla propria busta, sarà vigorosamente sfregato sul lato interno della guancia per 2 minuti e poi riposto nella provetta di plastica richiudibile.
Il referto viene elaborato dopo l’esaminazione dei risultati dell’amplificazione ottenuta in Real Time-PCR, che permette di valutare l’espressione di un gene tramite l’amplificazione del DNA.
Il principio di funzionamento del metodo GPS si basa sulla ricerca dei seguenti marcatori dell’infiammazione e relativi polimorfismi associati al metabolismo osseo e alla malattia parodontale:
  • IL-1a (-889); IL-1b (+3954); IL-1RN (+2018) (marcatori infiammazione)
  • IL-10 (-1082 G>A, -819 C>T, -592 C>A, IL-10 (824) e rs1800896 IL-10 (1oo)) (marcatore infiammazione)
  • TNF-alpha (Tumor necrosis factor alpha -308 G>A) (marcatore infiammazione)
  • TaqI VDR polymorphism (-1056 T>C) (marcatore metabolismo osseo)
  • ApaI VDR polymorphism (+64978 G>T) (marcatore metabolismo osseo)
  • BsmI VDR polymorphism (+63980 G>A) (marcatore metabolismo osseo)
  • FokI VDR polymorphism (+30920 T>C) (marcatore metabolismo osseo)
  • Per effettuare uno screening in soggetti giovani e sani al fine di valutare la suscettibilità individuale a sviluppare la malattia parodontale, permettendo l’allestimento di adeguati protocolli di prevenzione.
  • Per personalizzare il piano terapeutico in pazienti affetti da parodontite.
  • Per valutare il rischio di perimplantite in soggetti che si sottopongono a riabilitazione implanto-protesica.

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